martedì 6 marzo 2018


Credo che l’esito delle elezioni vada attentamente considerato e se vogliamo siamo solo all’inizio. Le prime sono ovviamente queste:
1) Vincono le elezioni i partiti/movimenti/comitati elettorali, che si sono opposti alle politiche operate da Bruxelles e dal governo Monti e poi dai governi che lo hanno seguito;
2) Le elezioni mostrano chiaramente che i partiti nati dalla Resistenza e dalla “cosiddetta prima Repubblica” sono oramai morti e sepolti, questo non è un pessimo risultato, erano morti viventi che ammorbavano l’aria politica;
3) Il paese si divide seguendo una faglia storica, basterebbe confrontare una cartina della suddivisione del voto, con l’Italia del 1943/44, oppure l’Italia del primo medioevo; Questo fatto che si ripete ciclicamente, oltre a confermare il fallimento politico dell’unità d’Italia, credo che possa prefigurare in caso di gravissima crisi politica internazionale, non da escludere e sempre possibile, una prevedibile separazione o frantumazione dell’Italia; Il nord alla Germania e il sud agli americani, d’altra parte qui hanno le loro basi militari principali;
4) Si conferma che la crisi economica, che dura da ben 20 anni, porterà ad un’uscita a dx, con un nuovo tipo di fascismo, basato sulla caccia e sfruttamento bestiale degli extracomunitari e l’ulteriore precarizzazione del lavoro, la fine dell’assistenza sociale e di quanto nel bene o male si conosce prodotto nel novecento;
5) Restano sempre ampi spazi per fare politica, ma pensare alla rinascita di qualcosa di veramente democratico ci vorrà tempo, tanto tempo……L’unico dato positivo è che ora finalmente si è rotto quel rapporto negativo che legava chi si auto-definiva comunista o democratico, con quelli che affossavano la democrazia e i diritti.
6) Infine, un’osservazione sul voto nel meridione: è vero che può apparire clientelare alla ricerca di un sostegno economico il cosiddetto salario frutto del reddito di cittadinanza, ma lo è solo in parte. È la conferma storica che una rottura con il tradizionale collateralismo del meridione, che votava sempre per i candidati governativi. Le masse meridionali, come capita talvolta, si mettono all’avanguardia di scelte radicali, poi tradite – spesso è avvenuto o represse nel sangue – ritornano al classico rapporto clientelare;
7) Ultimo dato i vincitori dovranno cambiare il quadro istituzionale se vogliono avere successo e lì misureranno il loro reale consenso.